giovedì 23 agosto 2012

Ahia!


Adoro il Salento e farei carte false per poterci fare una capatina-ina almeno una volta l'anno.
Quest'anno è successo (non capita tutti gli anni per rispetto alle stupide leggi democratiche del 'una volta a te, una volta a me') con mio consueto giubilo scodinzolante.
Se qualcuno pensa di aver vissuto l'inferno con le temperature cittadine dell'ultimo mese evidentemente non ha visitato la suddetta terra puglica. Il caldo, lì, ha raggiunto livelli da autocombustione. Si riusciva a rimanere in vita apparente solo stando fissi sullo scoglio, in favore d'onda e vento. Che, in effetti, è quello che uno farebbe comunque, inferno a parte, andando in Salento.
Ecco, io no.
Un bel giorno (il fatidico terzo giorno) tiro fuori dal cilindro una cosa geniale da far invidia a William Painter e organizzo una sortita a Gallipoli all'ora di pranzo, sotto il tiro d'un sole attensissimo a non far prigionieri.
Dopo una bella camminata che sapeva di penitenza decido che lo squaglio lavico avrebbe sul serio potuto seccarci lì come due zeppi di basilico, a Gallipoli, me e signora.
Quindi dico no, decido la mossa che ci conserverà la vita e mi ficco lesto indentro il refrigerio della famosa chiesa/duomo/basilica di Sant'Agata.
Ah! chebbella, la chiesa/duomo/basilica di Sant'Agata!
E ci sono anche le panchette belle comode per riposare i ginocchi.
Ne punto una proprio in the middle, da dove mi prefiguro una bella vista della navata e mi ci dirigo con nonchalance laica.
Ma non mi ci siedo, no, gli do un calcio col sinistro come fosse una punizione di prima indirizzata all'incrocio dei pali.
Non con gli scarpini nè di collo pieno, no: infradito e mignolo a tutto tondo.
So per certo che l'istinto immediato m'ha fatto vomitare una bestemmia contratta in cirillico/codice fiscale, solo consonanti sibilate rettili tra gli incisivi, quasi un colpo di tosse "rcmdnnnnnn..!!!!" mentre nella mente mi si disegnava un girotondo maligno e blasfemo degno di Bosch.
Ma so anche che le pareti sacre della chiesa/duomo/etc m'hanno inibito lo sfogo come avrei voluto.
Per non so quale strana ragione capita che nei momenti di eccitazione/panico/etc il corpo reagisce indipendentemente dal pensiero e viceversa.
Io mi sono stritolato un polso (sano) mentre il dolore cieco m'avvampava il mignolo.
Come per dissimulare o non ammettere la coglionaggine d'aver centrato in pieno la fottuta zampa in massello della panca con un piede.
Come se lasciar supporre che l'aver dato un cazzotto ad una colonna potesse essere un atto più ragionevole e degno.
Mah! va a sapere cosa cazzo ti dice la testa, certe volte.
Comunque ho elaborato il dolore conservandone il bolo amaro in gola mentre la Cics mi mostrava i placidi resti ossei di non so quale santo ficcati in una teca.
Poi siamo usciti con passo (io) fintissimamente fermo e finalmente, guardando dritto negli occhi quel cielo infuocato, ho potuto recitare il mio mantra di divinità piste de carci n'petto e madonne zoppe e sono guarito in un battito d'ala.
L'omeopatia mi fa una pippona.
Amen.

ps:
..che poi - lì sopra non l'ho scritto ma avrei dovuto, per 'completezza' - la cosa veramente surreale del fattore mignolo sono le reazioni immediate che, nel mio caso, non si sarebbero limitate al beshtemmione.
Per esempio, la primissima cosa che d'istinto faccio è quella di mettere in moto il mio passo di danza pagana e slogata (un pò girotondo su me stesso tipo cane quando cerca di mordersi la coda, un pò roba maori o giù di lì) per cui qui sono noto come il Justin Timberlake di Roma Est.
Ovviamente la danza è accompagnata da tutte le bestemmie di rito sparate a cannone tipo Albano nella finale di Sanremo 2009 e si placa solo quando il dolore s'attenua.
Eppoi evito assolutamente di guardare il mignolo. So per certo che ci saranno budella e sangue che sgorgano dal piede (ormai solo amputabile). Ma è più forte di me e dopo qualche insopportabile secondo sbircio l'irreparabile. E non c'è un cazzo. Niente sangue, nemmeno il velo d'un lividino. E mi pare impossibile che tutto quel dolorissimo della stramadonnella non abbia come contraltare almeno una fratturina. 

Niente. 
Eh! i miracoli e le meraviglie della vita. I ghiacciai si sciolgono, lo gnù è pasto del coccodrillo, il mignolo vive.

4 commenti:

  1. [À rebours! Bello , Amoren *-*] Iaia

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  2. heilà marcolin,

    se dall'inferno salentino sei tornato nel purgatorio romano fammi uno squillo (sempre quel vecchissimo numero, se l'hai perso scrivimi a yeti1973@hotmail.com) che cosi ti presento mia figlia.... sono qui fino a sabato mattina (rintracciarti non è stato facile...)

    Baci baci

    alex yetilove gennaro, er francese ammericano

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